martedì 22 aprile 2008

Indio Moderno

Durante le riprese che abbiamo fatto in favela ci siamo imbattuti in ragazzi e bambini di varie eta' che a parte le condizioni del contesto sembravano uguali a quelli che mi e' capitato di incontrare ultimamente in italia o in bosnia, con le stesse passioni per i calciatori, per i capionati, per la formula uno e cosi' via.
Poi mentre le ore passano e le immagini corrono sui nastri digitali scopri qualche sguardo differente, qualche altra sensibilita'.
Allora magari ci pensi su', riflettendo pensi che si i bambini in generale sono uguali dappertutto, pero' c'e' smpre un pero'.
Le eccezioni. Che tra i bambini se ci penso, sono sempre tante, o forse dovrei dire tra gli esseri umani. Le diversita' si trovano nelle eccezioni.
Se cambi il fuoco della camera e vai magari sullo sfondo vedi un ragazzino differente. Forse e' quello piu' sensibile al contesto, forse e' quello che del calcio gliene frega proprio poco, forse quello che di sogni ne ha meno, forse quello che se lo lasciate li' a giocare con il suo aquilone, non vorrebbe saperne niente del mondo.
Ti parla di tipi d uccelli, di dice se la marea sale o scende, se glielo chiedi poi, altrimenti lui parlerebbe solo di aquiloni.
Non so esattamente cosa c'e' dietro, mi viene solo in mente una frase di O.Wilde, "Stiamo tutti seduti nel fango ma alcuni di noi guardano le stelle".
KCal dice che sono gli Indios Moderni, quelli ancora non conquistati da Cabral.

Sono felice per loro, e a dire il vero anche un po' invidioso..

1 commento:

livroteca ha detto...

Lo so Fabio, probabilmente ti riferisci ai bambni nelle zone di guerra, gli unici che ho incontrato sono a Sarajevo, ma da adulti, che mi hanno raccontato della loro infanzia e adolescenza durante la guerra. Mi hanno detto "noi sognavamo solo che la guerra finisse.."

quanto al resto del tuo commento lo prendo come un invito e uno stimolo

appresto